Kasbah Marocco
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Kasbah Marocco

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Mappa del Marocco

Anche al ritorno da quest’ultimo viaggio ho messo da parte temporaneamente l’articolo al quale stavo lavorando per rivedere le foto del nostro Kasbah Marocco e…  le novità hanno prevalso sull’ archivio. Nasce così quest’articolo su di un viaggio che mi sento di consigliate agli amici di Avventure nel mondo e a tutti i viaggiatori perché poco dispendioso, in un paese vicino a sole tre ore di aereo e che non necessita di trasferimenti troppo impegnativi, in un paese che offre moltissimo al turista. Un paese il Marocco che è oggi una terra di contrasti, pur con un occhio rivolto all’Europa ed alla modernità, mantiene cultura e millenarie tradizioni ancora distanti dalle nostre e quindi particolarmente interessanti per il viaggiatore attento e curioso.

Ho effettuato il viaggio Kasbah Marocco con Avventure nel Mondo nel mese di agosto 2019.

Il viaggio

Le tappe più importanti del viaggio Kasbah Marocco sono: Casablanca e le città imperiali, il deserto, Erg Chebbi, con campo tendato Sand-Fish, i resti della città romana di Volubilis, Chefchaouen, le Gole di Todra, ovviamente le Kasbah ed infine il mare di Essaouira. Da non sottovalutare che anche per il viaggiatore attento e curioso è piacevole fare shopping in un coloratissimo mercato, recarsi all’Amman (nel nostro caso quello pubblico ed è stata una piacevole esperienza), per le signore farsi fare un tatuaggio sulle mani con l’henné o anche solo fermarsi a guardare un incantatore di serpenti.

Casablanca e le città imperiali

Le città imperiali sono quattro: Fes, Marrakech, Rabat e Meknes. Devono il loro appellativo all’opera delle varie dinastie regnanti che, in tempi diversi, le scelsero come residenza, aumentandone il fascino durante il proprio regno attraverso importanti interventi architettonici. Alcune foto.

Il deserto

Tra i luoghi di questo paese da non perdere c’è sicuramente il Marocco sahariano, una vasta regione desertica estesa ai piedi della catena dell’Atlante. Meriterebbe un viaggio a se, ma anche con un’escursione come quella che abbiamo fatto nel nostro Kasbah Marocco partendo da Merzouga, con una notte a Erg Chebbi, è stato possibile attraversare le dune del deserto al tramonto con il più caratteristico mezzo di trasporto locale, il docile dromedario, ed ammirare dall’alto e senza fretta i panorami circostanti.

Al campo tendato Sand-Fish c’è stata l’occasione unica di trascorrerete la notte in una haima, la tipica tenda berbera e di svegliarsi all’alba per ammirare le dune accarezzate dalla luce dell’alba. All’arrivo, abbiamo cenato in stile marocchino degustando il tajin, il tipico piatto di carne della cucina nordafricana e come berberi ancora legati alle consuetudini della vita nomade abbiamo bevuto il tè nel deserto. Dopo cena abbiamo deciso, visto che la temperatura piacevole e l’invitante cielo stellato avevano creato la giusta atmosfera, di assaporare il silenzio e gli spazi immensi del deserto dormendo all’aperto ma proprio quando la stanchezza stava per prendere il sopravvento ci ha pensato un temporale e relativa tempesta di sabbia a farci scappare nelle tende. Che differenza comunque tra la temperatura gradevole di questa serata d’agosto nel deserto del Marocco ed il freddo pungente della notte di dicembre nel Wadi Rum in Giordania, l’altra nostra esperienza di campo tendato, che mi aveva consigliato di attrezzarmi con capi di abbigliamento termici adatti per le famose escursioni termiche del deserto, e che in questo caso per fortuna non sono serviti.

Volubilis

Volubilis è un sito archeologico romano situato a nord di Meknes, è il sito archeologico più noto del Marocco ed è inserito nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Oggi si possono ammirare resti imponenti quali la basilica, nel Foro il capitolium dei Severi, templi risalenti al I secolo, l’acquedotto e le terme. Poco prima dell’ingresso ovest si trova un imponente arco di trionfo. Lungo il decumano si trovano i resti di numerose case decorate con mosaici policromi, alcuni dei quali in ottime condizioni di conservazione. 

Chefchaouen

Chefchaouen è una cittadina adorabile, probabilmente una delle città più belle del Marocco settentrionale. Le sue case blu sono una grande attrattiva per i fotografi che ad ogni angolo trovano lo scorcio ideale per uno scatto. Nonostante la fama la Perla Blu del Marocco rimane una città tutto sommato tranquilla, rilassata e pittoresca. Le sue dimensioni contenute fanno sì che si possa tranquillamente visitare in giornata. Qualche ora l’abbiamo persa tra le famose viuzze della medina fiancheggiate da case dipinte di blu poi con un breve trekking siamo saliti sull’altura che si trova proprio di fronte per una bellissima veduta della città che è situata ai piedi delle aspre montagne del Rif e da questo belvedere si presenta come una cascata di case dalle pareti delle più svariate tonalità di blu armonicamente inserite in un meraviglioso paesaggio naturale. Le teorie che ci sono state raccontate sul perché le case di Chefchaouen sono blu sono tante e fantasiose. Alcuni sostengono che siano state dipinte di blu dagli ebrei in fuga dall’Inquisizione Spagnola nel XV secolo. Secondo altri vengono dipinte di blu per tenere lontane le zanzare, o per rappresentare il mare, o per tenere fresche le case durante i mesi estivi. Nessuna di queste teorie sembra molto attendibile, ciò che è certo è che ormai quest’usanza nata chissà quando e chissà perché è destinata a durare.

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le Gole di Todra

Le Gole del Todra e quelle del Dades sono canyon fra le rocce, in arabo wadi, situati nella zona orientale della catena montuosa dell’Alto Atlante. Rappresentano uno spettacolo naturale di grande interesse, una fenditura fra montagne che nel loro punto più elevato possono raggiungere anche i 4000 metri pur trovandosi a poche centinaia di chilometri dal deserto del Marocco.

A scavare questi canyon nel corso di millenni sono stati il fiume Todra ed il vicino fiume Dades.

Gli ultimi 600 metri delle gole del Todra sono i più spettacolari. Qui le due pareti rocciose raggiungono la loro minor distanza pari a un minimo di 10 metri, con rocce a strapiombo che raggiungono i 160 metri di altezza. Abbiamo raggiunto questo punto, non essendo distante dall’albergo, con una camminata di mezz’ora, approfittando della freschezza del luogo ed immergendo un po’ i piedi nell’acqua freddissima.

Con un’escursione in jeep durata una giornata, su strade con lunghi tratti sterrati fra rosse montagne alternando paesaggi lunari, aridi e spogli, a palmeti siamo arrivati sino alle Gole del Dades. Pochi gli incontri con la popolazione locale, soprattutto pastori con sparuti gruppetti di capre e in qualche occasione persone che si inerpicavano tra i sassi con i loro piccoli asini. Proprio su questa strada sono riuscito a scattare anch’io la foto qui sotto, una foto che avevo visto parecchie volte, dal punto panoramico dove le Gole del Dades si stringono molto e la strada comincia a salire con parecchi tornanti.

Il punto panoramico sulle Gole del Dades

Le Kasbah

Visto che il viaggio si intitola Kasbah Marocco, che le Kasbah sono il tema dominante del viaggio, che nel viaggio se ne vedono parecchie, più o meno grandi, alcune ben conservate, altre in stato di abbandono, alcune famose e altre che sono state una piacevole sorpresa, ritengo utile spiegare la differenza tra Ksar e Kasbah. Sono entrambi elementi tipici dell’architettura berbera, costruiti in paglia e ciottoli tenuti assieme dal fango, e che caratterizzano il Marocco nell’Alto Atlante, nele valli del Dades, del Draa e del Tafilat. Lo ksar (il termine deriva dall’arabo “qasr” esignifica villaggio fortificato), è la cittadella fortificata,formata da un’area quadrata o rettangolare cinta da alte mura, all’interno delle quali si trovano varie case, botteghe, granai e il castello (Kasbah) del signorotto locale. Generalmente tali cittadelle venivano costruite in cima ad una collina dall’alto della quale  si poteva dominare la valle e avvistare eventuali nemici. La kasbah o qasba (dall’arabo “qa’aba”, che significa cittadella, rocca, fortezza) è l’antica dimora del dignitario, un tempo residenza dei grandi “caid” berberi, gli amministratori locali che vi risiedevano tra una guerra e l’altra. I muri sono leggermente inclinati verso l’interno, e nella parte superiore hanno delle piccole feritoie. Ogni angolo è caratterizzato da un’elegante torre traforata da archi, scavata da nicchie e motivi romboidali o sormontata da puntoni. A nord-ovest di Ouarzazate si trova il ben conservato e famoso ksar di Ait Benhaddou. Al suo interno  ci sono varie abitazioni, i granai, le botteghe e le kasbah. Questo ksar è stato classificato come patrimonio architettonico mondiale dall’UNESCO. Grazie alla sua indiscutibile bellezza e fascino molto spesso è stato scelto come set cinematografico per tanti film, tra i più conosciuti il Gesù di Nazareth, Il Gioiello del Nilo, La Mummia, Il Gladiatore e Alexander e recentemente per la serie TV Il Trono di Spade. Qui, nel mondo fittizio di Essos, Ait Benhaddou si trasforma in Yunkai, la più piccola delle tre città presenti nella Baia degli Schiavisti, e in Pentos, la più grande delle Città Libere.

Essaouira

La piccola Essaouira è una caratteristica città dominata dai colori bianco e blu, ben conservata, posizionata sulla costa occidentale del Marocco e quindi affacciata sull’Atlantico. Per noi che non la conoscevamo è stata una piacevole scoperta ma purtroppo anche l’ultima tappa del nostro Kasbah Marocco. La sua Medina è patrimonio UNESCO e dalle mura della città è possibile godere di una splendida vista sulla straordinaria bellezza naturale di cui è circondata. Ma sono la zona del porto, sul quale incombono il Castelo Real de Mogador (perfettamente incastonato col suo fascino decadente in questo lembo di città) e la Sqala du Port, il bastione che cinge la città e costruito per proteggerla dagli attacchi via mare i luoghi più fotogenici della città grazie anche alle barche azzurre ormeggiate sul molo, alle reti e ai pescatori. Al porto regna la confusione, ci sono i pescatori che scaricano il pesce,  quelli che lo vendono su bancarelle traballanti, quelli che rammendano o piegano le lunghe reti rosse, il richiamo dei ristoratori che invitano i turisti a sedersi ai loro tavolini per gustare il pescato del giorno alla griglia, gli schiamazzi dei bambini che si tuffano facendo acrobazie, il garrito dei gabbiani che sorvolano instancabilmente l’area nella speranza di spuntare un pasto comodo. Tutto questo, con l’aria pregna dell’odore forte del pesce, delle reti, del sale, con il vento che monta le onde e le pozzanghere di acqua sudicia sono la vita del porto di Essaouira. Place Moulay Hassan è l’ampia piazza pedonale che brulica di gente a tutte le ore del giorno e della sera che si affaccia sull’oceano e dalla quale si vedono i bastioni ed il mare che si infrange sulle rocce della classica foto di Essauira. Da non sottovalutare in un viaggio così intenso la possibilità di rilassarsi qualche ora in spiaggia.

La festa del sacrificio

Il nostro Kasbah Marocco, effettuato in agosto, è stato caratterizzato dalla  “Aid Al-Idha”, la festa del sacrificio, o “Aid Al-Kabir”, la festa grande come si dice nei paesi nord-africani del Maghreb che ricorda il sacrificio che fece il profeta Abramo, messo alla prova da Dio che gli chiese di sacrificare suo figlio. Abramo obbedì anche se aveva solo un figlio e per ricompensarlo Dio sostituì il figlio con una pecora quando il padre stava ormai per sgozzarlo. Con questo sacrificio che fanno ripetendo il gesto ogni anno, i musulmani dimostrano la loro sottomissione a Dio e alla sua volontà. Così abbiamo trovato una piacevole atmosfera di festa nelle piazze, qualche scena cruda con i poveri montoni, qualche difficoltà in alcune località per trovare ristoranti aperti e tantissimo pellame, rimanenza della “macellazione casalinga”, di fianco ai cassonetti della spazzatura.

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